L’emigrazione italiana nel Regno Unito non ha mai rappresentato un fenomeno di massa comparabile a quello verificatosi negli altri Paesi europei o nelle Americhe, pertanto è di fatto poco conosciuta. Ma nonostante tutto ha compreso avvenimenti che affondano profondamente le radici nel passato, ed ha registrato numeri di tutto rispetto.

Abbiamo un’idea della presenza italiana in Gran Bretagna a partire dal 1851. Il Censimento Inglese di quell’anno infatti registra 1.604 italiani nella sola Londra (i dati sulle altre città non sono disponibili). La stessa fonte segnala, dieci anni dopo, nel 1861, che i nostri connazionali in Inghilterra erano 4.489, e circa la metà di questi vivevano nella capitale.
Il loro numero ha continuato a crescere negli anni successivi in maniera contenuta ma ha subito un’accelerazione che porta quasi a raddoppiare le cifre: da 6.500 italiani censiti (in Inghilterra e nel Galles) nel 1881, si passa infatti a poco meno di 10.000 nel 1891, per poi arrivare a circa 20.000 nel 1901.

Sempre secondo il British Census, la comunità italiana pare interessata nei primi tre decenni del XX secolo da una leggera flessione, registrando 18.792 presenze nel 1931. Questo calo è dovuto alla politica migratoria più rigida (nel 1905 viene varato il permesso di lavoro, il work permit, per l’accesso agli immigrati), all’impatto della Prima Guerra Mondiale e la successiva politica più restrittiva dell’epoca fascista in fatto di emigrazione.

Con la fine del secondo conflitto mondiale, l’emigrazione italiana diventa un fenomeno di massa. I dati del Censimento Inglese del 1951 parlano chiaro: sono 33.159 gli italiani nel Regno Unito e crescono sensibilmente nel decennio successivo, arrivando a quota 81.327 nel 1961.
Da questo momento in poi però, l’enorme flusso di nostri connazionali emigrati tende a diminuire, fino quasi a esaurirsi all’inizio degli anni Settanta.

A partire da questo periodo comincia un nuovo tipo di emigrazione, che trova la sua continuità ancora ai giorni nostri: quello che vede arrivare ragazzi giovani prevalentemente a Londra per studiare la lingua inglese, trovando impieghi in lavori precari a tempo determinato, in genere nella ristorazione. Accanto a questi nuovi emigrati, che diventano sempre di più negli anni Ottanta, arrivano anche giovani altamente qualificati, orientati ad entrare nel mondo della finanza e della grande industria, il cui numero raggiunge il punto più alto a fine degli anni Novanta.

Nel 2000, le registrazioni delle Anagrafi consolari evidenziano la presenza di più di 155.000 italiani residenti in Uk, che arrivano ad essere ben 180.228 alla fine del 2007.

Per quanto riguarda il 2012 infine, stando ai dati dell’Aire, ad approdare in Gran Bretagna sotto il peso della crisi economica in atto sono stati 7.520: un boom che non si registrava da diversi anni.

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Fonte:
Ministero degli affari esteri – Osservatorio sulla formazione e sul lavoro degli italiani all’estero. Rapporto Paese “Gli Italiani nel Regno Unito”- bozza Giugno2008

Fonte per i dati 2012 http://www.repubblica.it/